Pubblicato il Maggio 18, 2024

Conservare salumi e formaggi in campeggio non è una lotta contro il caldo, ma l’arte di creare microclimi perfetti che rispettino la vita del prodotto.

  • La scelta del prodotto è cruciale: formaggi a pasta dura e stagionati sono intrinsecamente più resistenti.
  • La gestione del freddo va oltre i ghiaccioli: le bottiglie d’acqua congelate offrono una resa termica superiore e una “cascata di freddo” più stabile.
  • L’organizzazione è tutto: separare i prodotti per incompatibilità olfattiva e microbica è fondamentale per non alterarne il sapore.

Raccomandazione: Tratta la tua borsa frigo non come un contenitore, ma come una piccola cantina di affinamento nomade, gestendo temperature, umidità e “vicinato” per esaltare, e non solo preservare, i tuoi tesori gastronomici.

C’è un momento magico in ogni vacanza itinerante: la sosta in un mercato di borgo. Il profumo del pecorino stagionato, il colore rubino di un salame artigianale, la promessa di una cena memorabile sotto le stelle. Acquisti d’impulso, dettati dal cuore e dal palato. Poi, una volta tornati al camper o alla tenda, sorge il dubbio amletico: come far sopravvivere questi gioielli gastronomici al caldo, con un frigorifero minuscolo o, peggio, una semplice borsa termica? Molti si rassegnano a consumare tutto subito o a ripiegare su prodotti industriali. Si pensa che la soluzione sia solo avere un frigo più potente o mettere più ghiaccio.

E se vi dicessi, da affinatore, che il segreto non risiede nella potenza del freddo, ma nell’intelligenza con cui lo si gestisce? La conservazione di formaggi e salumi non è una battaglia contro la natura, ma un dialogo con essa. Si tratta di comprendere il “respiro” di un formaggio, la microflora di un salame, e di creare un microclima di conservazione su misura, anche con mezzi limitati. Questo non è solo un modo per non sprecare cibo, ma per continuare il processo di affinamento e gustare prodotti al culmine del loro sapore, trasformando una costrizione in un’opportunità gastronomica.

In questa guida, non troverete semplici trucchi, ma i principi fondamentali dell’arte della conservazione nomade. Esploreremo insieme come scegliere i prodotti più adatti, come trasformare una banale borsa frigo in una cantina efficiente, come evitare contaminazioni fatali e persino come riconoscere e acquistare i veri tesori locali, risparmiando. Preparatevi a diventare maestri affinatori, anche in mezzo a un prato.

Perché mettere sottovuoto i salumi affettati triplica la loro durata in viaggio?

Il sottovuoto è il primo alleato del gastronomo nomade, ma è fondamentale capirne la scienza per non cadere in un falso senso di sicurezza. Il suo potere risiede in un principio semplice: l’assenza di ossigeno. Togliendo l’aria, si inibisce la proliferazione della maggior parte dei batteri aerobi e delle muffe responsabili del deterioramento. Questo processo blocca l’ossidazione dei grassi, che causa quel sapore rancido e sgradevole, e preserva l’umidità naturale del salume, impedendogli di seccarsi. È un dato di fatto che i salumi sottovuoto non aperti possono conservarsi fino a due settimane in condizioni di fresco, contro i 4-5 giorni di un prodotto semplicemente incartato.

Tuttavia, il sottovuoto non è un’armatura invincibile. Il vero nemico, una volta aperta la confezione, ritorna: l’aria. Dal momento in cui il sigillo è rotto, il cronometro della deperibilità riparte, e spesso a una velocità maggiore, poiché il prodotto è umido e vulnerabile. Ecco perché la gestione “post-apertura” è cruciale. Il salume va protetto da una disidratazione rapida e da nuovi contatti batterici. L’ideale è avvolgerlo in un panno di cotone pulito, leggermente inumidito con acqua e qualche goccia di aceto bianco, che funge da blando antisettico e mantiene la giusta umidità superficiale senza alterare il sapore. Questo panno crea un microclima protettivo che imita, in piccolo, le condizioni di una cantina di stagionatura.

Un altro trucco da affinatore, per le parti tagliate di salumi interi come salami o prosciutti, è “ungere” la superficie esposta con un velo di olio d’oliva e una spolverata di pepe nero. L’olio crea una barriera fisica contro l’ossidazione, mentre il pepe ha proprietà antibatteriche naturali. In questo modo, il “respiro” del salume viene gestito, permettendogli di conservare le sue note aromatiche più a lungo, pronto per il prossimo, memorabile panino.

Parmigiano o Stracchino: quale formaggio sopravvive meglio a un trekking estivo?

La risposta sembra ovvia, ma le ragioni sono profondamente radicate nella biologia del formaggio. Non tutti i formaggi nascono uguali di fronte al caldo. La loro resilienza dipende da due fattori chiave: il contenuto di acqua (umidità) e il processo di stagionatura. Un formaggio a pasta molle e fresca come lo Stracchino è composto per oltre il 50% di acqua. Quest’acqua è un terreno di coltura ideale per i batteri, la cui attività metabolica accelera esponenzialmente con l’aumentare della temperatura, portando a un rapido inacidimento e deterioramento. Al contrario, un Parmigiano Reggiano stagionato 36 mesi ha un’umidità inferiore al 30%. Durante la lunga stagionatura, ha perso acqua e concentrato sale, due potenti conservanti naturali. I suoi zuccheri complessi sono già stati trasformati, rendendolo un ambiente molto meno ospitale per i batteri indesiderati.

Selezione di formaggi stagionati italiani in zaino da trekking aperto su roccia di montagna

Possiamo classificare i formaggi in “livelli di resistenza” per il viaggiatore, una sorta di scala di sopravvivenza gastronomica. I campioni indiscussi sono i formaggi a pasta dura e extra-dura, cotti e lungamente stagionati. Oltre al Parmigiano e al Grana Padano, il re è il Pecorino Sardo o Romano stagionato, la cui sapidità è già di per sé una barriera. Questi formaggi non solo “sopravvivono”, ma spesso il calore moderato ne esalta gli aromi, liberando i composti volatili intrappolati nella pasta. Un pezzo di Parmigiano lasciato a temperatura ambiente per qualche ora prima del consumo sarà infinitamente più saporito e fragrante.

Per avere un’idea chiara delle diverse capacità di resistenza, ecco una classificazione pratica basata sull’esperienza degli affinatori e sui dati di conservazione. Questo schema vi aiuterà a scegliere con intelligenza prima della partenza, come illustra una recente analisi comparativa.

Resistenza al Caldo dei Formaggi DOP Italiani
Categoria Formaggi Durata senza frigo Temperatura ideale
Tier 1 – Quasi indistruttibili Parmigiano Reggiano, Pecorino Sardo stagionato 48-72 ore 8-10°C
Tier 2 – Gestibili Provolone Valpadana, Caciocavallo Silano 24-48 ore 6-8°C
Tier 3 – Da consumare subito Stracchino, Robiola, Mozzarella Max 12 ore 2-4°C

Ghiaccioli o bottiglie congelate: come ottimizzare la resa della borsa frigo per 24 ore?

La borsa frigo è la nostra cantina portatile, e la sua efficienza dipende interamente da come generiamo e gestiamo il freddo. L’errore più comune è affidarsi ai classici ghiaccioli blu di piccolo formato. Sebbene pratici, la loro efficacia è limitata. La fisica ci insegna che la velocità di scioglimento di un corpo ghiacciato è direttamente proporzionale alla sua superficie esposta. I piccoli ghiaccioli hanno un rapporto superficie/volume molto elevato, il che significa che scambiano calore con l’ambiente molto rapidamente, esaurendo la loro “carica di freddo” in poche ore.

La soluzione da professionisti è tanto semplice quanto geniale: usare bottiglie d’acqua da 1.5 o 2 litri, completamente congelate. Una grande massa di ghiaccio compatta ha un rapporto superficie/volume molto più basso, quindi si scioglie molto più lentamente. Un test comparativo è eloquente: una bottiglia da 2L congelata può mantenere una temperatura inferiore ai 10°C per oltre 18 ore, contro le 8-10 ore di un numero equivalente di piccoli ghiaccioli. In più, una volta sciolta, avrete a disposizione acqua fresca e potabile. Questa strategia crea una “cascata termica”: il freddo, più denso, scende lentamente dall’alto verso il basso, raffreddando in modo costante tutto ciò che si trova al di sotto.

La disposizione all’interno della borsa è altrettanto strategica. Non si tratta di “riempire”, ma di “stratificare”. Il freddo va dove deve servire. I prodotti più delicati, come formaggi freschi o yogurt, non dovrebbero mai essere a contatto diretto con il ghiaccio per evitare bruciature da freddo. Vanno posti al centro, avvolti in carta da formaggio o strofinacci, protetti da uno strato di alimenti meno sensibili. L’organizzazione scientifica della borsa frigo è la chiave per trasformarla da semplice contenitore a strumento di conservazione ad alte prestazioni.

Il vostro piano d’azione: stratificare la borsa frigo come un professionista

  1. Pre-raffreddare la borsa frigo vuota con un paio di ghiaccioli per 2 ore prima di caricarla.
  2. Posizionare le bottiglie d’acqua da 2L congelate sul fondo e/o lungo le pareti per creare una base di freddo stabile.
  3. Inserire gli alimenti più delicati (formaggi freschi, burro) al centro, avvolti in carta o strofinacci per isolarli.
  4. Aggiungere un altro strato di freddo in cima (un’altra bottiglia piccola o ghiaccioli piatti) per creare l’effetto “sandwich di freddo”.
  5. Riempire ogni spazio vuoto con strofinacci o sacchetti di pane per limitare la circolazione d’aria, il principale veicolo di calore.

L’errore di mettere il taleggio vicino al burro nel frigo piccolo del camper

Nel micro-universo di un frigorifero da campeggio, dove lo spazio è un lusso, la prossimità tra alimenti non è una questione banale. È un gioco di equilibri chimici e microbiologici. L’errore di accostare un formaggio a crosta lavata come il Taleggio a un grasso neutro come il burro è un classico esempio di incompatibilità olfattiva e microbica. Il Taleggio deve il suo aroma potente e caratteristico all’attività del Brevibacterium linens, un batterio che si sviluppa sulla sua crosta umida e salata. Questi microrganismi sono “volatili” e possono facilmente migrare.

Studio sulla contaminazione incrociata tra formaggi e grassi

Analisi di laboratorio hanno dimostrato che i batteri specifici del Taleggio, come il Brevibacterium linens, sono in grado di migrare e colonizzare prodotti grassi e neutri come il burro in appena 24 ore se conservati nello stesso contenitore non ermetico. Come evidenziato da uno studio sulla cross-contaminazione microbica, il burro, essendo una massa grassa quasi pura, assorbe questi composti aromatici come una spugna, acquisendo un sapore e un odore sgradevoli e “formaggiosi”. La soluzione non è solo separare, ma sigillare, utilizzando contenitori ermetici distinti o, ancora meglio, avvolgendo i formaggi in carte specifiche che permettono il giusto “respiro” ma limitano la migrazione aromatica.

Questo principio si estende a molte altre coppie “pericolose”. Un formaggio erborinato come il Gorgonzola, con le sue muffe Penicillium, non dovrebbe mai convivere senza protezione con un formaggio a pasta filata delicato come la mozzarella. Le spore potrebbero facilmente trasferirsi, creando macchie di muffa indesiderate e alterando il sapore lattico e dolce della mozzarella. La regola d’oro nell’affinamento, e quindi anche nella conservazione in spazi ristretti, è: “a ciascuno la sua casa”. Ogni formaggio, specialmente se aromatico, deve avere il suo involucro o contenitore dedicato.

Vista dall'alto di un piccolo frigorifero da camper con formaggi e salumi organizzati in contenitori separati

L’uso di contenitori in vetro o plastica a chiusura ermetica è la soluzione ideale. In alternativa, la carta per formaggi a doppio strato (uno interno paraffinato e uno esterno traspirante) è perfetta. Se non si ha a disposizione materiale specifico, un doppio involucro di carta forno e poi foglio di alluminio può creare una barriera efficace. Gestire le incompatibilità significa preservare l’identità di ogni singolo prodotto che abbiamo scelto con cura.

Quando diffidare delle bancarelle “tipiche” che vendono prodotti industriali rimarchiati?

I salumi artigianali presentano sempre forma irregolare, budello naturale e distribuzione non uniforme del grasso, oltre alla presenza di muffe nobili sulla superficie

– Consorzio Tutela Salumi DOP, Guida al riconoscimento dei salumi tradizionali italiani

Il fascino del mercato locale e della bancarella del “contadino” è potente, ma purtroppo non sempre è sinonimo di autenticità. Il fenomeno dei prodotti industriali semplicemente “rimarchiati” e venduti come artigianali è più diffuso di quanto si pensi. Imparare a distinguere un vero prodotto d’autore da un’imitazione è fondamentale per non vanificare la nostra ricerca del gusto. L’occhio dell’affineur deve imparare a cogliere dettagli che sfuggono ai più. Il primo indizio è la standardizzazione. La natura non crea prodotti perfettamente identici. Un vero salame artigianale avrà sempre lievi differenze di forma, peso e colore rispetto ai suoi “fratelli”. Un’intera fila di salami cilindrici e lucidi, tutti uguali, è un forte campanello d’allarme.

Un altro elemento chiave è il budello. Nei salumi artigianali è quasi sempre naturale (suino, bovino), riconoscibile per la sua consistenza leggermente irregolare, a volte più spessa, e per il suo colore opaco. I budelli sintetici o collati, usati nell’industria, sono perfettamente lisci, lucidi e uniformi. Per i formaggi, osservate la crosta: una crosta naturale, magari con qualche muffa “nobile” (bianca, grigia o gialla), è segno di un prodotto vivo. Croste lisce, cerate, o peggio, trattate con coloranti per imitare la stagionatura, tradiscono un’origine industriale.

Infine, non abbiate paura di fare domande. Un vero produttore è orgoglioso del suo lavoro e sarà felice di raccontarvelo. Chiedete dove si trova l’azienda, se è possibile visitarla, da dove viene il latte o la carne. Una risposta vaga, evasiva o un “li prendo da un amico” dovrebbero insospettirvi. La presenza del marchio del Consorzio di Tutela (DOP, IGP) è una garanzia, ma verificate che sia quello ufficiale e non un’etichetta generica che scimmiotta la grafica. Diventare consumatori consapevoli è il primo passo per sostenere i veri artigiani del gusto.

Checklist per smascherare i falsi prodotti artigianali

  1. Verificare la presenza del marchio ufficiale del Consorzio di Tutela per i prodotti DOP/IGP.
  2. Osservare la forma: l’irregolarità è un segno di artigianalità, la perfezione seriale è un indizio industriale.
  3. Controllare il budello dei salumi: quello naturale è opaco e irregolare, quello sintetico è liscio e lucido.
  4. Notare la distribuzione del grasso nei salumi: nei prodotti artigianali è spesso meno omogenea.
  5. Chiedere al venditore: “Chi è il produttore?” e “Posso vedere l’azienda agricola sulla mappa?”. Le risposte precise ispirano fiducia.

Come fare la spesa nei mercati dei borghi risparmiando il 30% rispetto al supermercato?

Acquistare direttamente dai produttori nei mercati locali non è solo una scelta di qualità, ma anche una mossa economicamente intelligente. Eliminando i passaggi intermedi della grande distribuzione (grossisti, logistica, marketing), il prezzo finale per il consumatore può essere significativamente più basso. Studi sulla filiera corta hanno dimostrato che con la presenza di mercati locali i cittadini possono risparmiare il 30 per cento in media rispetto agli acquisti nei supermercati, a parità di prodotto. Ma questo risparmio può essere ulteriormente ottimizzato con alcune strategie da “cacciatore di occasioni” gourmet.

La prima regola è legata al timing. Arrivare al mercato durante l’ultima ora di apertura è una tattica vincente. I produttori, specialmente quelli con prodotti freschi e deperibili, preferiscono vendere a un prezzo scontato piuttosto che riportare a casa la merce. Non è raro ottenere sconti fino al 50% su frutta, verdura e formaggi freschi. Un’altra strategia è chiedere una “cassetta mista” di verdure di stagione a un prezzo forfettario. Spesso i contadini hanno piccole quantità di molti ortaggi diversi e sono felici di comporre un mix a un prezzo vantaggioso per svuotare il banco.

Non sottovalutate poi il potere del rapporto umano e della negoziazione intelligente. Invece di chiedere uno sconto su un singolo pezzo di formaggio, proponete di acquistarne una quantità maggiore in cambio di un prezzo migliore. Frasi come “Se prendo anche questo, che prezzo mi fa?” funzionano molto meglio di un semplice “Mi fa lo sconto?”. Diventare un cliente abituale, anche solo per il periodo della vacanza, paga. I produttori riconoscono i volti e sono più propensi a riservare un trattamento di favore, magari regalandovi un erba aromatica o arrotondando il peso a vostro vantaggio. Infine, osate chiedere “Cosa c’è da salvare oggi?”. Prodotti esteticamente imperfetti ma organoletticamente perfetti possono essere acquistati a prezzi irrisori, ideali per preparare sughi, zuppe o frittate.

  • Arrivare nell’ultima ora: I produttori sono più inclini a fare sconti per non riportare indietro la merce.
  • Chiedere una “cassetta mista”: Spesso si ottiene un prezzo forfettario vantaggioso su verdure e frutta.
  • Domandare “cosa c’è da salvare?”: Prodotti con piccoli difetti estetici possono essere venduti a prezzi stracciati.
  • Negoziare sulla quantità: Acquistare più prodotti dallo stesso venditore è una leva per ottenere un prezzo migliore.
  • Costruire un rapporto: Diventare un cliente riconoscibile può portare a trattamenti di favore.

Adottare queste strategie di acquisto consapevole permette di conciliare alta qualità e convenienza.

Come cucinare una cena gourmet completa usando solo un fornelletto a gas?

La limitazione di avere un solo fornelletto a gas non deve essere un ostacolo alla creatività, ma uno stimolo all’efficienza. La chiave è pensare in termini di “cucina a cascata”, una tecnica che permette di ottimizzare l’uso di gas, acqua e tempo, riutilizzando il calore e gli “scarti” di una preparazione per quella successiva. L’esempio più classico è l’acqua di cottura della pasta. Invece di buttarla, quest’acqua ricca di amido diventa la base perfetta per una zuppa o per addensare un sugo, evitando di dover usare altra acqua e altro gas per portarla a ebollizione.

Tecnica di cucina a cascata: ottimizzazione di gas e acqua

Un esempio pratico di menù a cascata: si inizia cuocendo della pasta. Una volta scolata, la sua acqua viene conservata. Nello stesso tegame, si fa un soffritto e si prepara un sugo. Si spegne il fuoco e si finisce la cottura della pasta direttamente nel sugo con il coperchio, usando il calore residuo. L’acqua della pasta messa da parte può essere usata il giorno dopo, già salata e ricca di amido, per cuocere legumi o preparare una minestra. Questa metodologia permette un risparmio stimato del 60% di gas e del 40% di acqua, risorse preziose in campeggio.

Questa filosofia si applica anche al recupero dei nostri preziosi formaggi e salumi che potrebbero aver “sofferto” un po’ il viaggio. Un formaggio che ha “sudato”, perdendo un po’ di grasso, non è da buttare. I suoi sapori si sono concentrati. Diventa l’ingrediente perfetto per una frittata saporita o per essere fuso in una polenta istantanea, dove la sua consistenza alterata non solo non si noterà, ma contribuirà a creare una cremosità eccezionale. Un pezzo di salame diventato un po’ secco? Tagliato a listarelle e saltato velocemente in padella diventerà croccante e delizioso, perfetto per condire una pasta o arricchire un’insalata.

Il tagliere misto, infine, è la più semplice e geniale delle cene gourmet da campeggio. Non richiede cottura, celebra i prodotti acquistati nella loro purezza e permette di gestire le quantità in modo flessibile. Abbinare i formaggi e i salumi con del pane locale, un filo d’olio buono e magari un po’ di miele o una marmellata artigianale comprata al mercato è un’esperienza gastronomica completa che richiede zero gas e celebra l’essenza del viaggio.

Per trasformare ogni pasto in un’occasione speciale, è utile avere sempre a mente queste tecniche di cucina ingegnosa.

Da ricordare

  • La selezione è fondamentale: i formaggi a pasta dura e stagionati sono i vostri migliori alleati contro il caldo.
  • La gestione del freddo è strategica: le bottiglie d’acqua congelate superano i ghiaccioli per durata e stabilità termica.
  • La separazione è rispetto: ogni prodotto aromatico ha bisogno del suo spazio per non contaminare gli altri e preservare la propria identità.

Come scegliere un agricampeggio vero che offra prodotti propri e non solo una piazzola nel prato?

La scelta del luogo dove sostare può essere il coronamento della nostra filosofia di viaggio gourmet. Un vero agricampeggio non è semplicemente un campeggio in campagna, ma un’estensione di un’azienda agricola produttiva. È un luogo dove il ciclo “dalla terra alla tavola” è una realtà quotidiana. Tuttavia, il termine “agricampeggio” è spesso usato in modo generico. Recenti analisi del settore mostrano che in Italia solo circa il 40% delle strutture che si definiscono agriturismi o agricampeggi produce e vende realmente una parte significativa dei propri prodotti. Scegliere con cura significa garantirsi l’accesso a tesori a metro zero.

Prima di prenotare, bisogna trasformarsi in detective. Il sito web della struttura è il primo campo di indagine. Cercate sezioni come “La nostra azienda agricola”, “I nostri prodotti”, “Produzione propria”. Un agricampeggio autentico è fiero di mostrare i suoi campi, i suoi animali, il suo frantoio o la sua cantina. Le foto di sole piscine, piazzole e bungalow, senza alcun riferimento all’attività agricola, sono un segnale di allarme. Verificate la presenza di certificazioni biologiche (come il logo della foglia europea) o l’adesione a reti di vendita diretta come Campagna Amica di Coldiretti. Questi sono indicatori forti di un’attività produttiva reale.

Il dialogo diretto è, ancora una volta, risolutivo. Non esitate a telefonare o a scrivere un’email ponendo domande specifiche. Chiedere “Quali prodotti producete e vendete direttamente voi?” è la domanda più importante. Seguite con “È possibile fare una degustazione o visitare la produzione?”. La reazione a queste domande è molto rivelatrice. Entusiasmo e disponibilità sono un ottimo segno; risposte vaghe o evasive suggeriscono che i prodotti dello spaccio o del ristorante sono probabilmente acquistati da fornitori esterni. Scegliere un agricampeggio autentico significa non solo dormire in un bel posto, ma immergersi in una storia, sostenere un’economia locale e, soprattutto, avere la garanzia di portare in tavola sapori veri, coltivati a pochi passi dalla propria tenda.

Per chiudere il cerchio del viaggio gastronomico, è essenziale imparare a riconoscere e selezionare il luogo perfetto.

Ora che avete tutti gli strumenti per diventare veri e propri affinatori nomadi, la vostra prossima avventura avrà un sapore completamente diverso. Pianificate il vostro itinerario includendo i mercati dei borghi e gli agricampeggi autentici, e trasformate ogni sosta in una celebrazione del gusto locale.

Domande frequenti su Come conservare formaggi e salumi DOP in campeggio senza un frigorifero potente?

È sicuro mangiare un formaggio che ha “sudato” a causa del caldo?

Sì, nella maggior parte dei casi è sicuro e persino più saporito. Il “sudore” è semplicemente il grasso del formaggio che affiora a causa della temperatura. Non indica deterioramento, ma una reazione fisica. Basta asciugarlo con carta da cucina. Il sapore potrebbe risultare più intenso e concentrato. Tuttavia, se il formaggio presenta odori anomali (ammoniaca, acido) o muffe di colori strani (rosa, nero), è meglio non consumarlo.

Come posso conservare i salumi affettati una volta aperta la confezione sottovuoto?

Una volta rotto il sottovuoto, l’aria diventa il nemico. La tecnica migliore è avvolgere gli affettati in un panno di cotone pulito e asciutto o in carta per alimenti, e riporli nella parte più fresca della borsa frigo. Evitare la pellicola di plastica, che non fa “respirare” il prodotto e favorisce la condensa, accelerando il deterioramento. L’ideale è consumarli entro 24-48 ore.

Quali sono i tre migliori formaggi da portare durante un’escursione di più giorni senza frigo?

I tre campioni di resistenza sono: 1. Parmigiano Reggiano stagionato oltre 30 mesi: a bassissima umidità, è quasi indistruttibile. 2. Pecorino Sardo stagionato: la sua elevata sapidità agisce da conservante naturale. 3. Caciocavallo Silano o Provolone Valpadana stagionato: la loro pasta filata e la stagionatura li rendono molto stabili e resistenti anche a temperature non ideali.

Scritto da Antonio Gallo, Esperto di Enogastronomia Territoriale, Chef outdoor e scrittore di viaggio focalizzato sui Borghi e le tradizioni rurali italiane. Sommelier AIS e promotore della filiera corta.